Due parole su chi controlla le acque potabili.

Mauro Icardi

La scorsa settimana una delle “Pillole di Mercalli”, filmati che il noto climatologo dedica ai temi ambientali e che vanno in onda su Rai News, è stata dedicata all’eccessivo consumo di acqua in bottiglia da parte degli Italiani.

Terzi a livello mondiale dopo Messico e Tailandia.

Ho visionato il filmato sul sito della Rai e ho voluto vedere qualche commento a proposito. A parte il solito schierarsi a favore o contro il consumo di acqua in bottiglia per ragioni diverse (sostenibilità ambientale su tutte, ma anche abitudini e gusti personali), ho potuto notare come al solito il proliferare di luoghi comuni decisamente banali.

Si sa che in generale le persone si lamentano dell’odore di cloro dell’acqua potabile (problema che è risolvibilissimo con il semplice utilizzo di una caraffa dove far riposare l’acqua per circa trenta minuti).

Molti sono addirittura convinti che l’acqua potabile sia nociva per la salute. E non è semplice far capire che un gestore di acquedotto ricorre alla disinfezione per consegnare l’acqua completamente esente da microorganismi potenzialmente patogeni.

Devo dire che ormai mi sono quasi rassegnato a questo tipo di commenti. Ma non ho resistito a dover rispondere ad un commento che in maniera superficiale e direi offensiva, sosteneva che la fiducia nell’acqua in bottiglia risiedesse nel fatto che le aziende imbottigliatrici “fanno i controlli”, e che conseguentemente i controlli effettuati dai gestori del ciclo idrico fossero insufficienti, o addirittura mancanti.

Ho risposto al commentatore, scrivendo che, se era così sicuro che gli addetti al controllo delle acque potabili della sua zona adottassero comportamenti omissivi nello svolgimento delle analisi , non gli restava che presentare una circostanziata denuncia alla Procura della Repubblica.

Assumendosi l’onere e la responsabilità di quanto affermava. Inutile dire che non ho ricevuto nessuna risposta a questo mio commento.

Forse avrei dovuto ignorare questo commento, come molti altri. Commenti che riguardano gli argomenti più diversi. Sulla possibilità che il web amplifichi quelle che un tempo erano le chiacchiere da bar si espresse già Umberto Eco. E sulla propagazione di bufale e leggende per meccanismi di conferma che si sviluppano per esempio tra chi crede alle scie chimiche, e sulla facilità con cui queste possono prendere piede ci sono già molti studi, e molti interessanti articoli. Uno molto interessante a firma di Walter Quattrociocchi è uscito sul numero 570 de “Le scienze” nel Febbraio 2016.

Ma su una cosa di questa importanza, non ho voluto far finta di niente. Mi sono sentito chiamato in causa in prima persona, ed ho pensato anche a tutte le persone che conosco negli incontri di lavoro, e che si occupano di qualità dell’acqua potabile.

Le società di gestione e conseguentemente gli addetti sono tenuti a rispettare quanto disposto dal Dlgs 31 che regola i controlli sulle acque destinate al consumo umano.

I controlli sono sia interni, cioè svolti dall’azienda di gestione dell’acquedotto, che esterni cioè effettuati dalle aziende sanitarie locali. I gestori sono soggetti ad un numero definito di analisi in funzione del volume di acqua erogata.

Questo il link del Dlgs 31.

https://www.arpal.gov.it/images/stories/testi_normative/DLgs_31-2001.pdf

Mi chiedo come si possa pensare che le aziende sanitarie, i gestori di acquedotto possano mettere in pratica comportamenti omissivi.

Siamo tenuti a conservare i risultati delle analisi per cinque anni, a pubblicare i rapporti di prova sul sito della nostra azienda per ottemperare a criteri di qualità e di trasparenza.

Ma soprattutto siamo coscienti di fornire un servizio. Come addetti al laboratorio poi siamo impegnati in un lavoro continuo di aggiornamento sia normativo che analitico. Le aziende acquedottistiche dovranno nel futuro sviluppare un proprio “Water Safety Plan” , cioè monitorare i fattori di rischio non solo a livello analitico, ma territoriale e di rete.

Siamo consapevoli dell’importanza della risorsa acqua.

Io ho come hobby il ciclismo. E ogni volta che faccio uscite in bicicletta rivolgo sempre un ringraziamento ai colleghi di altre aziende, quando sosto presso una fontanella o ad una casa dell’acqua. Al loro lavoro che mi permette di combattere sete e caldo, soprattutto in questi giorni.

Ma vorrei dire un’ultima parola a chi crede che non si facciano i controlli. Come chimici, come biologi, come tecnici di rete siamo vincolati ad un importante valore. Sappiamo di svolgere un servizio e conosciamo cosa significa una parola: etica. La conosco personalmente come chimico che in qualche caso ha rinunciato a ferie o permessi per terminare un’analisi urgente o la lettura di una piastra di microbiologia.

La conoscono i colleghi che a qualunque ora del giorno e della notte sono chiamati ad intervenire per ripristinare la fornitura dell’acqua. Lo sostengo da sempre. Non è con la demagogia o il sensazionalismo che si possono affrontare questi problemi. E questa cosa vale non solo per la mia azienda.

Riflettere un attimo prima di dire cose insensate è una virtù ormai scomparsa.

6 thoughts on “Due parole su chi controlla le acque potabili.

  1. gentilissimo,
    comprendo e condivido lo sfogo, e sono del tutto convinto -per prova provata- da milanese, dell’accuratezza con la quale il servizio acquedotti della mia città ha provveduto ad assolvere ai suoi doveri. Nei primi anni ’80, da studentino, visitai il loro laboratorio, e fu questo uno degli elementi che mi convinsero a farmi chimico analista (a Milano, ove la tradizione universitaria era orientata in modo differente). Fa sorridere, se non fosse tragica, la motivazione della scelta dell’acqua in bottiglia perchè … le aziende fanno i controlli. Paradossalmente dovremmo appendere ai nostri rubinetti una bella etichetta-tablet, con i risultati analitici aggiornati in continuo dei controlli periodici, tanto per parità di informazione.
    Altra nota di costume: Università di Milano, Città Studi, studenti di facoltà scientifiche si affollano per riempire le bottigliette da mezzo litro alla “casetta dell’acqua”, guardate che è la stessa dei bagni … no, quella è l’acqua del cesso!
    Buona giornata,
    FMRubino

  2. Salve Dott. Icardi, sono un neolaureato in chimica e ho trovato interessante il suo articolo. Condivido a pieno il suo pensiero, ma proviamo ad analizzare le ragioni per cui le persone scrivono quei commenti che, giustamente, l’hanno portata a mettere in chiaro alcuni punti. Nella mia città, Palermo, sono sicuro che i controlli vengano effettuati nell’impianto di depurazione, ma la domanda non è come l’acqua esce dall’impianto, ma come arriva nelle nostre case! La rete idrica è “pulita”? Ci sono infiltrazioni/falle? Io credo che il vero problema sia proprio nella rete di distribuzione e non nella mancanza/superficialità dei controlli analitici al depuratore. Ciò significa che ognuno di noi nelle nostre case, dovrebbe avere un “mini laboratorio” collegato al rubinetto che ci fornisca in tempo reale i parametri dell’acqua che arriva nelle nostre case, la quale molto probabilmente non avrà le stesse caratteristiche di quella che esce dall’impianto di depurazione. Inoltre, sono molte le aziende che nei centri commerciali e fiere pubblicizzano impianti di depurazione da installare in casa proprio per ovviare, a detta loro, alla scarsa qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti. Quindi il pensiero dell’uomo comune è influenzato, a mio avviso, da queste voci più o meno vere che circolano, portandolo a comprare e consumare acqua in bottiglia con la sicurezza che l’etichetta apposta descriva realmente i parametri dell’acqua contenuta.

    Saluti
    Ivan

    • Il suo commento ha centrato un problema. Ovverosia il fatto che la qualità dell’acqua viene analizzata e controllata fino al punto principale di erogazione. Per un condominio può essere la valvola di derivazione che alimenta il condominio. Le analisi dell’acqua all’uscita del rubinetto di casa potrebbero avere caratteristiche diverse nel caso le tubazioni fossero vecchie e necessarie di sostituzione. Secondo la normativa sarebbe onere dell’amministratore condominiale preoccuparsi di far effettuare i controlli analitici necessari. Anche l’installazione di filtri o depuratori casalinghi andrebbe fatta solo dopo averne verificata l’effettiva utilità. Spesso l’acqua è già rispondente a criteri di qualità, ed installare un filtro o depuratore casalingo non è necessario. Ma fondamentalmente quello che ho voluto sollevare come problema è l’idea che non esista un’etica del chimico che si occupa di analisi delle acque. Non è accettabile pensare che la gente abbia un’idea così distorta. Controlli e analisi si fannno sia sulle acque imbottigliate (che sono escluse dal campo di applicazione del Dlgs 31) che su quelle destinate al consumo umano, cioè le acque degli acquedotti. Nei miei precedenti articoli ho sempre sostenuto che non si può imporre nessun tipo di consumo o di scelta in merito all’acqua che uno vuole bere. Io ho fatto la scelta di consumare acqua di rubinetto. E non impongo ovviamente questo tipo di scelta ad altri. Continuo a cercare di fare informazione corretta di cui sono consapevole ci sia un gran bisogno. Esula dal campo delle mie competenze studiare a fondo i meccanismi che prediligono le leggende ai concetti oggettivi. E’ un concetto generale. Occorre sapere essere critici ma non creduloni. Per quanto riguarda “l’etichetta “dell’acqua potabile è presente nella maggior parte dei siti delle aziende di gestione della rete acquedottistica che pubblicano i rapporti di prova. I controlli capillari sulla rete saranno poi inseriti con l’adozione del “Water Safety Plan”. Grazie per l’attenzione e per il commento.

      • Anche io pratico un po’ di ciclismo e quando chino la testa per affrontare una salita non posso ignorare le decine di bottiglie di plastica abbandonate a bordo strada, che spesso raccolgo fino a saturare la capacità delle tasche della mia maglia. Voglio spensare che le persone che gettano le bottigliette dal finestrino non siano le stesse che non bevono acqua del rubinetto pensando che sia inquinata. Posso però anche dare anche una testimonianza sull’efficienza dei controlli. Tanti anni fa feci uno stage estivo nei laboratori di un gestore di rete idrica e con orgoglio accompagnai l’analista di turno a ferragosto a correggere un impianto montano in cui era stato superato il limite di attenzione dell’alluminio. Non potendo essere operativo perché non ero certificato ISO, avevo come unico compito quello di chiamare i soccorsi in caso d’incidente perché la normativa di sicurezza vietava di recarsi sugli impianti da soli. Salvai il ferragosto al tecnico in reperibilità 🙂

      • Purtroppo la cattiva, colposa o dolosa, informazione (vedasi argomenti come vaccini e scie chimiche) è il nemico che oggi il chimico e in genere lo scienziato è chiamato a combattere!

  3. A volte però anche i divulgatori premono sul pedale ideologico e fanno perdere autorevolezza a quel che dicono. Per esempio accostando i nostri consumi di acqua alla siccità in Africa, come se ci fosse una qualche relazione. Mercalli è uno di questi e inoltre a volte si lascia scappare autentiche “vongole”: in particolare in quell’intervento parla di “bottiglie di politene” quando già un ragazzino delle medie dovrebbe sapere che le bottiglie dell’acqua sono di PET.

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